UN PO’ DI ME……

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Articolo di Paola Baronio…..e aggiungo un gradissimo onore!!!!!
LE BORSE DI LAMILANESA: BELLE, ELEGANTI E GENEROSE

12 Marzo 2019

Le borse di LaMilanesa sono come la donna che le crea: belle, eleganti e generose. Ho conosciuto Cinzia Macchi durante White Milano: mentre vagavo tra gli stand alla ricerca di qualcosa di bello, la mia attenzione è stata catturata dai colori e dai tessuti di uno spazio accogliente come un piccolo salotto, illuminato dal sorriso di una donna che, non appena ha incrociato il mio sguardo, si è presentata con una stretta di mano. E’ stato facile condividere con Cinzia la comune passione per la moda sostenibile e ancora di più innamorarsi delle sue borse: shopper, tote bag e sacche realizzate con tessuti preziosi e di recupero, in tinta unita o con brillanti accostamenti di fantasie e colori. Borse allegre e divertenti ma soprattutto chic, raffinate nella cura e nella selezione dei dettagli, come i manici in bambù che impreziosiscono gran parte dei modelli.
Solo qualche giorno più tardi, chiacchierando con Cinzia davanti a un caffè nel suo ufficio nel cuore di Milano, ho scoperto che le borse di Lamilanesa hanno una storia bella che vale la pena di essere raccontata. Quella dell’impegno di Cinzia nel sociale, della sua volontà di aiutare le persone in difficoltà con qualcosa di personale, andando oltre il semplice gesto della beneficenza e contribuendo a migliorare le loro condizioni con progetti concreti.
Il percorso di Cinzia Macchi verso questa volontà e questa consapevolezza non è stato facile. Dietro al suo aspetto elegante, al sorriso empatico, alla cortesia dei modi, c’è la storia di una donna che ha molto vissuto e molto sofferto, che è stata segnata in giovane età da una seria malattia e che è stata oggetto di abusi da parte di un marito che l’ha abbandonata nel momento più critico, quando per una complicazione post operatoria si è trovata per un anno su una sedia a rotelle.
Una vita in salita, nonostante l’agiatezza economica, alla ricerca di una direzione che desse sollievo al suo senso di inadeguatezza, alla sua infelicità. Poi l’incontro fondamentale con Padre Giulio Savoldi (“II mio fraticello”, lo definisce) un frate cappuccino al quale si rivolge nel momento più buio della sua crisi esistenziale e che la capisce al primo sguardo, infondendole grande conforto ma soprattutto l’indicazione di seguire la propria indole, realizzando qualcosa di buono per gli altri: “Perché nonostante tutto ciò che ho passato e mi porto ancora dentro come un macigno, io sono una privilegiata – si racconta Cinzia -.
Cosi tutto iniziò, in occasione del Salone del Mobile, per un progetto incentrato sul tema del riciclo nel quartiere delle 5Vie, prende dei grandi borsoni, come quelli plastificati usati per rivestire le serre, crea dei borsoni e li riveste con i tessuti dai colori sgargianti recuperati nelle botteghe degli artigiani di via San Maurilio e Santa Marta. Le borse, messe in vendita durante Fuorisalone nei negozi del quartiere piacciono subito, tanto da ricevere un premio ed essere poi richieste da altre boutique e concept store.  “È stata la realizzazione di un sogno: mi sono diretta al convento, con l’amica scrittrice del libro,  e con tutto il ricavato e con un grazie speciale a tutti quelle persone che hanno creduto in me: “così finalmente ho preso consapevolezza che ora potevo concretamente aiutare le donne che hanno subito abusi non solo fisici, ma psicologici, e magari realizzare anche il mio grande sogno….”..
Ed è così che non ha avuto dubbi nel contattare l’associazione Fare per Bene Onlus, un’associazione appunto, che promuove progetti contro ogni tipo di violenza e la discriminazione di genere. In particolare Cinzia segue le iniziative dell’associazione nei confronti delle donne vittime di abusi familiari, come la sarda Valentina Pitzalis, testimonial di Fare per Bene, che ha il volto sfigurato dalle ustioni, una mano amputata e l’altra gravemente danneggiata dal rogo inflittole dal marito, poi morto durante l’incendio.
A queste donne, prigioniere di una condizione che ha conosciuto, Cinzia vuole offrire una possibilità di formazione e di lavoro in un laboratorio dove realizzare le borse di LaMilanesa: “Perché si fa presto a dire che le vittime di abusi devono denunciare, ma senza un sostegno economico, tante donne vivono nella solitudine, schiacciate dalla mancanza di autostima, dalla vergogna. Il riscatto può iniziare dall’indipendenza economica. Conto su una rete di sostenitori e amici consulenti per portare a termine un progetto ambizioso. Quando sarà avviato, vorrei inviare a chi ha comperato le nostre borse una lettera di ringraziamento contenente un mattoncino, il contributo simbolico alla costruzione del nostro laboratorio”.
Mentre svela il suo progetto, Cinzia mi mostra il prototipo di un modello per l’estate, un’allegra cesta di paglia, decorata con una soluzione di riciclo che le conferisce l’inconfondibile tocco glamour. Poi la scatola scelta per la
confezione, dove le borse, prima di essere riposte, vengono avvolte in una nuvola di profumo. Un ennesimo dettaglio che racconta la cura che Cinzia Macchi infonde al suo progetto. Perché le borse di Lamilanesa diventano buone solo se sono belle.
E Cinzia vuole che siano buonissime.

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