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Il silenzio uccide. Alziamo la voce contro il femminicidio.

Il femminicidio è una tragedia che non conosce confini, un’onda oscura che travolge vite e sogni, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile.
Le recenti uccisioni di donne come Sara Campanella, Ilaria Sula e Johanna Nataly Quintanilla ci ricordano che questa piaga continua a infettare le nostre società, portando via ogni volta un pezzo della nostra umanità.

Ogni nome è una storia spezzata, un futuro annientato.
Dietro ciascuna di queste vittime c’era una vita: una persona con aspirazioni, passioni, famiglie e amici. Il loro strazio si riflette non solo nei cuori di chi le amava, ma in tutti noi, che assistiamo impotenti a questa escalation di violenza.

Il femminicidio non è solo la cronaca di un’ingiustizia: è un grido d’allarme, un appello alla responsabilità collettiva.
Chiediamoci perché. Perché, in una società che si definisce civile, le donne continuano a essere trattate come oggetti, come proprietà da possedere o controllare?
È un problema culturale, che affonda le sue radici in una mentalità patriarcale che deve essere smantellata.

Denunciare, sensibilizzare, educare: sono queste le chiavi per spezzare il ciclo della violenza.
Dobbiamo unirci, donne e uomini, per costruire un futuro in cui ogni donna possa sentirsi al sicuro, un futuro in cui non si debba più temere di esistere.

È nostro compito mantenere viva la memoria di queste vite rubate, fare in modo che il loro sacrificio non sia vano.
Oggi, più che mai, è il momento di alzare la voce. Di lottare per un mondo in cui l’amore non conosca violenza, in cui ogni storia possa continuare a scriversi senza paura.

Ricordiamo Sara, Ilaria, Johanna, e tutte le donne che hanno pagato il prezzo più alto.
Dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere, perché ogni vita conta. E ogni vita merita di essere vissuta.

Cinzia